Le vostre domande più frequenti

  1. Testicolo non disceso nello scroto:

    quando uno testicolo (più raramente entrambi) non è palpabile nella sacca scrotale, si parla di testicolo "ritenuto" (3% dei neonati) il quale richiede solo controlli clinici da parte del Pediatra fino ai 12-18 mesi. Se si sospettano ostacoli anatomici alla sua discesa (esempio, una condizione di long loop vas), già a 6-12 mesi si deve programmare un intervento di riposizione con fissazione chirurgica nello scroto (orchidopessi) per evitare atrofia e/o lesioni degenerative a carico del testicolo ritenuto.
  2. Liquido nello scroto:

    alla nascita si può riscontrare, utilizzando la transilluminazione, una falda liquida, denominata "idrocele", dovuta alla mancata scomparsa della comunicazione che in epoca fetale collegava l'addome con lo scroto.
    L'idrocele deve essere controllato regolarmente per evitare improvvisi ingrossamenti della borsa scrotale per aumento esagerato della falda liquida.
    Scompare spontaneamente entro i 12-18 mesi di vita. In caso contrario, è indicato l'intervento chirurgico.
  3. Canalicolo lacrimale chiuso:

    questo scorre sotto cute dal bordo della palpebra inferiore in corrispondenza dell'angolo interno dell'occhio fino all'interno del naso, svolgendo la funzione di scarico delle lacrime. Se il canalicolo è ostruito, le lacrime invece di riversarsi nel naso, tendono a fuoriuscire sulla guancia e lasciano una specie di “cispa” a livello del bordo della palpebra inferiore. Si tratta con applicazioni locali di soluzione fisiologica oppure camomilla. A volte persiste fino a 18 mesi e solo raramente deve essere disostruito chirurgicamente con uno specillo.
  4. Scopo della vaccinazione:

    è quello di proteggere dal morbillo, parotite, rosolia, pertosse, difterite, poliomelite, epatite B e meningite da meningococco, pneumococco ed hemophilus influentiae, data la loro potenziale gravità.

    Se non viene vaccinato, il bambino rischia di contrarre la malattia infettiva con febbre elevata, gravi problemi respiratori e/o neurologici. Una volta attenuata la virulenza dei virus/batteri, il bambino risponde al vaccino allo stesso modo in cui reagisce alla malattia, senza però ammalarsi. Seppur raramente, i vaccini possono provocare eventi avversi che vengono trattati con farmaci, quali il paracetamolo, per alleviarne i sintomi.
    Le vaccinazioni fortemente raccomandate sono il vaccino esavalente (anti-difeterite-tetano-pertosse-poliomielite-epatite B-haemophilus influenzae di tipo b); il vaccino anti-morbillo-parotite-rosolia (MPR); il vaccino anti-pneumococcico, l'anti-meningococcico C; il vaccino anti-papilloma virus (HPV).
    Gli altri vaccini, anti-influenzale, antirotavirus, anti-varicella ed anti-TBC sono somministrati a discrezione dei genitori.
    Le vaccinazioni vengono eseguite secondo una determinata cronologia proposta dal Ministero della Salute, attraverso le ASL di competenza.
    L'ipotesi di un eventuale "sovraccarico" del sistema immunitario è stata esclusa dall'osservazione che il bambino ogni giorno riceve molti stimoli immunologici dall'ambiente esterno rispetto alla stimolazione vaccinale.
    La vaccinazione deve essere rimandata di qualche giorno se il bambino presenta una malattia intercorrente, specie se febbrile, al momento della sua somministrazione, mentre non c'è controindicazione alla vaccinazione se si tratta di un'infezione lieve senza febbre. In caso di malattie croniche o di reazioni avverse dopo una precedente somministrazione di vaccini, è necessario consultare il pediatra. Tratto da "Le vaccinazioni", Società Italiana di Pediatria preventiva e sociale.
  5. Eccesso di sale...

    Una recente indagine americana condotta su oltre 4.200 bambini tra gli 8 e i 18 anni indica che l’apporto di sodio è troppo elevato.
    L’eccesso di sale da cucina nella dieta può essere associato ad un aumentato rischio di ipertensione arteriosa e di patologie cardiovascolari. Il consumo di piatti troppo salati induce un senso di sete che talvolta viene sedato con il consumo di bevande gassate e dolcificate. Il consumo eccessivo di questo tipo di bevande è a sua volta correlato a un maggior rischio di sviluppare sovrappeso o obesità già in età infantile o adolescenziale, con ulteriore aumento del rischio cardiovascolare.
    Per ridurre l’eccesso del sale nella dieta, è necessario ricorrere per prima cosa alle spezie che conferiscono sapore e ricchezza ai piatti e possono essere utilizzate in alternativa al sale. Quindi educare un bambino a mangiare bene, in maniera equilibrata, con varietà e senza aggiunta di sale non necessario, é un importante passo a favore della buona salute.
  6. Traumi domestici

    L’Istituto Superiore di Sanità ha reso noto che il trauma da incidente é in Italia la seconda causa di mortalità in età pediatrica (20%), solo secondo alla patologia tumorale (30%).
    Cadute ed ingestione accidentale di corpi estranei sono le cause più frequenti di incidenti nei bambini più piccoli, mentre nei più grandi si osservano maggiormente le ferite da taglio.
    La prevenzione risiede principalmente nell’attenta sorveglianza.
  7. Celiachia: divezzamento assolto.

    La malattia celiaca (MC) è una malattia cronica, scatenata dall’esposizione al glutine, in individui geneticamente predisposti.
    Colpisce 1 su 99 soggetti e compare nella maggioranza dei casi entro i 5 anni. In Italia a fronte dei 600.000 casi stimati, solo 150.00 sono stati diagnosticati.
    Pertanto, È stato proposto uno screening mirato ai bambini individuati alla nascita con un test genetico.
    La CD è caratterizzata da manifestazioni cliniche che variano da una completa assenza dei sintomi fino a quadri tipicamente gastrointestinali o, non raramente, extraintestinali.
    Il suo trattamento consiste nella dieta priva di glutine che determina una remissione dell’enteropatia, protegge dal rischio di sviluppare patologie autoimmuni associate alla celiachia, quali il diabete mellito tipo 1, e riduce il rischio di mortalità legata all’aumentato rischio di sviluppare tumori del sistema linfatico ed intestinali.
    Un recente studio italiano pubblicato su New England Journal of Medicine ha evidenziato che il momento scelto per introdurre il glutine nella dieta non influenza la possibilità di sviluppare la celiachia. Inoltre, a differenza di quanto si credeva in passato, l’allattamento al seno non È particolarmente protettivo nei confronti della celiachia.
    Pertanto, le neomamme, che non possono allattare, possono stare tranquille perchè non mettono a repentaglio la salute del figlio.
  8. Enuresi notturna:
    “il mio bambino fa ancora la pipì a letto”

    L’enuresi è la tendenza a bagnare il letto pur avendo già acquisito il controllo degli sfinteri.
    Il bambino, durante il sonno, non si rende conto dell'emissione di urina fino ai 4 anni, ma il fenomeno può persistere anche fino a 10 anni.
    Dopo questa età è consigliabile rivolgersi al Pediatra, ed eventualmente allo psicologo. Prima di ricorrere ad una terapia farmacologica è necessario sottoporre il bambino ad accertamenti diagnostici mirati.
    La Children International Continence Society definisce l'enuresi notturna un'incontrollabile perdita di urina in discrete quantità durante la notte. è una condizione frequente nella prima infanzia (prevalenza del 16% all'età di 5 anni e persistenza nell'1-2% nell’età adulta). Dopo le allergie è considerata la condizione cronica più comune nell'infanzia ed è più frequente nei maschi e nei bambini con un parente di primo grado con storia di enuresi. Erroneamente l'80% dei genitori ritiene che il sonno profondo o la pigrizia siano le maggiori cause dell'enuresi nei propri bambini.
    In realtà, può risultare dalla combinazione di tre fattori predisponenti: la difficoltà di risveglio in risposta alle contrazioni vescicali, la produzione anomala di elevati volumi di urina durante il sonno, e le disfunzioni vescicali, che comunemente consistono sia in una piccola capacità vescicale sia in una vescica iperattiva. Per chi ne soffre l'enuresi comporta un impatto gravoso sulla qualità di vita, sul sonno, sula vita sociale e sul rendimento scolastico, con un peggioramento col progredire dell'età. Ne consegue una condizione di notevole disagio che stimola nel bambino sensi di colpa e inadeguatezza. Spesso, il bambino rinuncia a vacanze e gite scolastiche che comportano l'impegno di dormire fuori casa. Un aspetto di particolare rilevanza è che i genitori tendono a non parlare del disturbo con il Pediatra.
    Pur non esistendo la cura ideale, il Pediatra di famiglia può consigli alimentari, farmacologici o comportamentali, per poter ripristinare l'alterata produzione di urina. Un sito a cui collegarsi è
    L'enuresi oggi: preconcetti da sfatare ed opzioni terapeutiche da validare. Tratto dalla redazione scientifica di EDRA LSWR. La definizione di enuresi notturna sottende la perdita di urina durante la notte in bambini d'età superiore ai 5 anni e consiste in enuresi “monosintomatica”, caratterizzata da problemi di continenza soltanto durante il sonno, ed enuresi “non monosintomatica”, nella quale si associano disturbi minzionali diurni.
    L'incidenza stimata, infatti, è del 10-15% a 6 anni. In Italia questo problema rimane ampiamente sottovalutato poiché i genitori evitano di parlarne con il pediatra poiché c'è la diffusa convinzione che si tratti di un disturbo psicologico destinato ad autorisolversi con il tempo. Tuttavia, soltanto una parte dei bambini guarisce spontaneamente. L'enuresi interessa l'1-2% degli adolescenti e, anche se in maniera sporadica, riguarda lo 0,5-2,3% degli adulti, con le sue gravose implicazioni psicologiche.
    La diagnosi precoce rimane quindi la strategia fondamentale. Tra i cardini dell'approccio clinico, oltre ad alcuni suggerimenti comportamentali, è centrale il ruolo della desmopressina, analogo sintetico della vasopressina, impiegata da oltre 30 anni per l'enuresi notturna primaria. Sarà, ovviamente, il Pediatra che valuterà caso per caso l’opportunità di prescrivere questo farmaco, che ora si presenta in forma orodispersibile, tenendo conto dei suoi benefici e dei suoi effetti indesiderati.
    www.pipialetto.net.
  9. Restrizioni all'uso della codeina per la tosse nei bambini:

    Il Comitato per la Valutazione dei Rischi per la Farmacovigilanza (PRAC) ha raccomandato restrizioni all'uso dei medicinali contenenti codeina per la tosse nei bambini, a causa del rischio di gravi effetti collaterali, tra cui problemi respiratori. In particolare, la codeina venga controindicata nei bambini al di sotto dei 12 anni.
    Inoltre, l'uso della codeina non è raccomandato neppure nei bambini e negli adolescenti tra i 12 e i 18 anni di età che presentano problemi respiratori. Inoltre, il PRAC ha deliberato che l’uso della codeina per alleviare il dolore nei bambini che sia somministrato per alleviare il dolore solo ai bambini per i quali i benefici sono superiori ai rischi.
    Comunicazione EMA sui medicinali a base di ambroxol e bromexina
  10. Errori nutrizionali: l’eccessivo consumo di zuccheri, soprattutto di quelli semplici.

    L’eccesso di zuccheri può influenzare negativamente la salute dei bambini con l’aumentato rischio di sviluppare carie dentale e/o di sviluppare sovrappeso e obesità, diabete e patologie cardiovascolari. Gli zuccheri sono componenti fondamentali della dieta e sono indispensabili per garantire una crescita ottimale, oltre che per ottenere pronta energia spendibile nelle attività quotidiane e nello sport.
    Esistono due tipi di zuccheri: quelli semplici (come il saccarosio, cosiddetto zucchero da cucina) che rilasciano energia immediata e quelli complessi che rilasciano energia con gradualità. Tra questi ultimi, il pane, la pasta, i cereali, devono essere assunti nelle giuste porzioni, insieme alla frutta e ai legumi. L’eccesso si osserva per il consumo di zuccheri semplici, quelli più “nocivi” presenti in abbondanza negli snacks, merendine e bevande. Alcune semplici regole possono aiutare a ridurre significativamente l’introito di zuccheri semplici: è bene evitare di aggiungere lo zucchero alla frutta, che ne contiene già naturalmente le giuste quantità, di intingere il succhiotto nel miele per farlo meglio accettare dal piccolo, di eccedere nell’utilizzo di dolci e dolciumi come premio. Inoltre è necessaria una limitazione alle bevande zuccherate e ai succhi di frutta, fonte di quantitativi davvero eccessivi di zuccheri semplici. Per l’alimentazione dei più piccoli è importante prestare attenzione alla quantità ed al tipo di zuccheri presenti nell’alimento, leggendo attentamente le etichette. Ad esempio è meglio scegliere cibi privi di zuccheri aggiunti. Inoltre, bisogna fare attenzione alla merenda che deve solo spezzare la fame: è bene offrire uno yogurt, un frutto o anche una fetta di torta preparata in casa. Infine, é stato osservato che il 20-25% degli obesi evita la prima colazione, arrivando affamati al pranzo oppure assumendo a metà mattina zuccheri semplici, quali bibite o succhi di frutta o snack.

 

Controllo dell'allegato in corso.
Attendere prego...